Caduto dal nido? No, scappato di casa. Non sempre raccoglierlo è la cosa giusta da fare



Temporali, raffiche vento, rami che si scuotono. E a terra ecco un nidiaceo. A molti la correlazione può sembrare ovvia: il piccino è caduto. Se il primo impulso dettato dalla sensibilità ci indurrebbe a raccoglierlo ritenendolo “abbandonato”, non sempre è la cosa migliore da fare.

Molti giovani uccelli – tra quelli che troviamo in città, per esempio, i merli e i passeri – “scappano di casa” quando non sono ancora esperti nel volo. Non sono dunque caduti e, di conseguenza, stati abbandonati ma sono controllati e accuditi dai genitori (anche se non li vedete). Raccoglierlo significherebbe perciò interrompere il processo naturale delle cure parentali e, spesso, mettere il pulcino in serio rischio di vita.

Sì, perché la buona volontà non è sufficiente e prendersi cura nel giusto modo di un nidiaceo è tutt’altro che facile a cominciare dall’imprinting, che se “umano” potrebbe compromettere la possibilità di un reinserimento in natura.

Prima di intervenire dobbiamo dunque valutare bene. Se è ferito o in pericolo (minacciato da cani o gatti, in mezzo alla strada eccetera) per sopravvivere ha bisogno di cure da parte dell'uomo. Non vi resta che dare retta al cuore e raccoglierlo. Le associazioni protezionistiche (in questo caso i superesperti sono i volontari della Lipu tel. 0521.273043, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30) vi potranno dare consigli per evitare di commettere errori anche letali per il piccino.

Se invece è sano, anche se ancora incapace di volare, e non è in pericolo, deve essere lasciato lì o, eventualmente, spostato di qualche metro dalla potenziale minaccia. Una leggenda da sfatare, infatti, è che i genitori abbandonino i pulcini se toccati dalle persone. Non è vero e sicuramente questa facile manovra è in grado di salvare molti uccellini.

dr. Grazia Pagnozzi
farmacista naturopata

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